L’inquinamento dell’acqua

L’inquinamento dell’acqua
Le sostanze maggiormente inquinanti sono i composti organici, i batteri, i detergenti sintetici degli scarichi domestici; gli insetticidi e i diserbanti degli scarichi agricoli; i metalli, le sostanze tossiche o nocive, gli idrocarburi degli scarichi industriali.
Gli scarichi fognari sono causa della diffusione di molte malattie infettive (colera, tifo, epatite virale, ecc.), quando le capacità di autodepurazione delle acque vengono superate dalla quantità eccessiva di rifiuti organici.
Le leggi attuali prescrivono che i detergenti sintetici debbano essere biodegradabili in misura almeno del 90%, ed è stata ridotta al 2,5% la massima percentuale di fosforo ammessa.
L’inquinamento agricolo, particolarmente evidente nelle zone ad agricoltura intensiva, è dovuto all’uso dei concimi chimici e dei diserbanti e insetticidi che vengono dilavati dalla pioggia e convogliati nei corsi d’acqua.
Gli inquinanti provenienti dalle industrie sono molti: comprendono i metalli tossici come piombo, cromo, rame, zinco, mercurio, ecc., oppure il cianuro, il cloro, composti dello zolfo e dell’azoto, ammoniaca, oli e solventi. Tra le sostanze più inquinanti ricordiamo l’olio minerale (un kg di olio se arriva ad una falda può rendere inutilizzabile mille metri cubi di acqua di buona qualità) e il cromo (bastano 50 microgrammi di cromo per litro perché l’acqua non sia più potabile).
Contro l’inquinamento di tipo organico il corpo d’acqua si difende mediante l’azione batterica, ma esso non ha alcuna possibilità di difesa attiva contro le sostanze tossiche e non può che opporre una difesa passiva, consistente nel potere di diluizione del liquame contaminato.
Il corpo d’acqua nulla può contro l’inquinamento termico determinato dalla necessità di usare le acque per il raffreddamento di processi industriali e nelle centrali termoelettriche e nucleari. L’innalzamento della temperatura dell’acqua riduce l’ossigeno disciolto e causa la morte dei pesci.

Prevenire e combattere l’inquinamento dell’acqua
Bisogna innanzitutto prevenire l’inquinamento: occorre alimentare i laghi con acque pulite, al fine di contrastare l’eutrofizzazione; proteggere le zone che alimentano le falde acquifere, su cui non devono esserci industrie, allevamenti o scarichi di depuratori; proteggere le zone di alta montagna dove abbondano le acque potabili.
I rimedi per combattere l’inquinamento dell’acqua consistono nell’installazione di efficaci impianti di depurazione, da parte dei comuni per ciò che riguarda gli scarichi fognari delle città, e da parte delle singole industrie, subito a valle dei propri processi di lavorazione, e prima dell’immissione nelle fognature o nei corsi d’acqua.
La consapevolezza della necessità di preservare le acque e le conoscenze scientifiche e tecniche hanno consentito la nascita di un particolare tipo di industrie, le ecoindustrie, che si occupano del risanamento ambientale e del disinquinamento. Esistono ormai tecnologie specializzate nei settori del trattamento delle acque e dei fumi, e nello smaltimento dei rifiuti solidi. Esistono ora impianti di trattamento o depurazione capaci di trasformare gli agenti inquinanti disciolti nelle acque in sostanze non pericolose, e poi di separarli, ottenendo così acque di scarico, da immettere nelle fognature o nei corsi d’acqua, con quantità “accettabili” di inquinanti.

L’inquinamento di fiumi, laghi e mari
I fiumi
Quando si scaricano in un corso d’acqua acque fognarie che contengono sostanze organiche, queste vengono aggredite da microrganismi che le trasformano attraverso complessi processi chimici. Se l’inquinamento è di tale entità da consumare tutto l’ossigeno, si formano sostanze nocive (metano, ammoniaca, ecc.). Quando in un punto del corso d’acqua avviene l’immissione dello scarico inquinante, l’ossigeno disciolto diminuisce rapidamente consumato dai batteri.
Contemporaneamente l’acqua, per effetto delle onde, dei mulinelli e delle cascate, riassorbe l’ossigeno dall’aria e, a distanza di alcuni chilometri dal punto di scarico, la situazione torna normale. Se gli scarichi, però, sono in numero eccessivo l’acqua non ha la possibilità di autodepurarsi ed il fiume subisce un inquinamento stabile.
I laghi
La situazione è radicalmente diversa nei laghi e nelle acque stagnanti perché, in questo caso, non c’è rimescolamento dell’acqua.
Gli scarichi che contengono sostanze organiche formano sul fondo uno strato che consuma l’ossigeno disciolto.
Gli scarichi sia domestici che agricoli contengono grandi quantità di fosforo e di azoto che provengono dai detersivi e dai concimi chimici.
Queste sostanze vengono aggredite dai microrganismi decompositori, detti aerobici perché per la loro attività hanno bisogno dell’ossigeno disciolto nell’acqua.
Moltiplicandosi rapidamente, essi mettono a disposizione delle alghe che vivono nell’acqua delle sostanze nutritive (azoto, fosforo, zolfo). Le alghe crescono rapidamente, consumano a loro volta tutto l’ossigeno e quindi muoiono dando luogo al fenomeno detto eutrofizzazione.
Quando l’ossigeno finisce, al posto dei microrganismi aerobici subentrano quelli anaerobici che crescono in assenza di ossigeno: questi sviluppano sostanze tossiche e maleodoranti.
I mari
I mari sono soggetti sia all’inquinamento provocato dai fiumi che vi riversano le sostanze inquinanti che hanno accumulato durante il loro percorso, sia a quello causato dagli oli minerali. Il petrolio fuoriesce dalle navi per incidente o, più spesso, durante il lavaggio delle cisterne delle grandi petroliere.
Le macchie oleose che ricoprono la superficie dell’acqua bloccano lo scambio di ossigeno danneggiando la vita marina.



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