I minerali: classificazione e disponibilità

Il termine minerali comprende tre gruppi di sostanze che si estraggono dal sottosuolo:
i minerali metalliferi da cui si estraggono i metalli (ferro, alluminio, rame, ecc.), i materiali da costruzione (sabbia, ghiaia, calce, argilla, ecc.) e i minerali per la produzione di energia (petrolio, carbone, uranio, ecc.).
I minerali metalliferi costituiscono la classe più importante e pregiata. Gli acciai e le ghise, che sono le leghe del ferro, dominano il mercato mondiale dei metalli.
Altri 4 metalli molto importanti, e cioè il cromo, il manganese, il nichel e il molibdeno, sono utilizzati per la produzione di acciai speciali. L’alluminio occupa ormai da alcuni anni il secondo posto nel mercato ed è molto apprezzato per le sue caratteristiche di leggerezza e resistenza. Il rame è al terzo posto, impiegato soprattutto nella produzione di cavi elettrici perché è un ottimo conduttore di elettricità.
I materiali da costruzione sono quelli prodotti in maggiore quantità in tutto il mondo. Essendo diffusi un po’ ovunque sulla superficie terrestre, generalmente questi materiali sono utilizzati vicino alle cave di estrazione.
Le riserve mondiali di petrolio è metano sono quasi tutte gestite dalle grandi compagnie di proprietà dello Stato che operano nei grandi Paesi produttori del Medio Oriente, America latina, Russia e Cina.
Gran parte dei Paesi sviluppati, Italia compresa, e quasi tutti quelli in via di sviluppo dipendono dalle importazioni di idrocarburi dai Paesi produttori.

La disponibilità di minerali a basso costo ha da sempre costituito la base dello sviluppo economico di ogni nazione progredita, fin dalla Rivoluzione industriale del XVIII secolo. È importante quindi conoscere se le riserve dei minerali sono in via di esaurimento. Appositi gruppi di studio, analizzando e confrontando i dati di questi ultimi decenni, sono giunti a concludere che, almeno per il momento, non vi è questo pericolo.
Anche se i giacimenti più ricchi sono stati esauriti, i miglioramenti delle tecnologie di estrazione hanno consentito di produrre sempre più minerali e a prezzi più bassi.
Per molti minerali, poi, una gran parte del globo deve ancora essere esplorata a fondo. Ma il problema più importante è in realtà un altro e riguarda il prezzo che si paga con la distruzione di risorse umane e ambientali.
Lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie ha condotto alle devastazioni del paesaggio, alla distruzione delle foreste, all’erosione del suolo e, talvolta, allo spostamento forzato e persino alla decimazione di intere popolazioni indigene che avevano la sfortuna di vivere sulla superficie di importanti depositi minerari.
I problemi maggiori legati ai minerali metalliferi derivano dall’estrazione e dalla lavorazione, non dai loro impieghi.
Bisogna perciò limitare la produzione di minerali “vergini”, intendendo con questo aggettivo quelli di nuova estrazione, ad esempio riciclando i materiali usati, costruendo prodotti che contengano materiali che durino più a lungo e che siano più facilmente riparabili, oppure sostituendo i materiali la cui produzione è più dannosa per l’ambiente con altri che incidono meno. Ad esempio, la produzione del rame è particolarmente dannosa; la sostituzione dei cavi di rame con le fibre ottiche ottenute dal vetro è un passo avanti in questo senso.
Si potrebbe anche imporre ai consumatori il pagamento di un deposito o di una cauzione per invogliarli a restituire i prodotti per il riciclaggio anziché buttarli via.

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